Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha reso disponibile sul proprio sito istituzionale il testo bollinato del nuovo DPCM automotive (allegato). Alla data odierna, tuttavia, il provvedimento non risulta ancora pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e non è quindi ancora entrato in vigore.
La misura, disciplinata dall’articolo 3 del decreto, è rivolta alle piccole e medie imprese che esercitano attività di trasporto di cose in conto proprio o in conto terzi e che acquistano, anche in locazione finanziaria, e immatricolano in Italia veicoli commerciali nuovi di fabbrica delle categorie N1 e N2. Le categorie di peso e i valori dei contributi previsti sono riportati nella tabella contenuta nel decreto allegato.
Si tratta di mezzi largamente utilizzati non soltanto dalle imprese di autotrasporto professionale impegnate nella distribuzione urbana e regionale, ma soprattutto dalle numerose micro e piccole imprese italiane che effettuano trasporti connessi alla propria attività: artigiani, commercianti, installatori, manutentori, imprese edili e piccole realtà produttive.
È proprio in questo segmento che il rinnovo del parco incontra spesso le maggiori difficoltà. Il veicolo viene frequentemente considerato uno strumento accessorio all’attività principale e la sua sostituzione tende a essere rinviata, prolungandone l’utilizzo fino a quando i costi di manutenzione, l’inaffidabilità o le limitazioni alla circolazione rendono inevitabile un nuovo investimento.
Il contributo varia in funzione della massa del veicolo, dell’alimentazione e della presenza o meno della rottamazione. Per i veicoli elettrici a batteria, BEV, e a idrogeno, FCEV, gli incentivi vanno da 2.000 a 16.000 euro senza rottamazione e da 4.000 a 20.000 euro con rottamazione. Per i veicoli ad alimentazione tradizionale, il contributo è riconosciuto esclusivamente in caso di contestuale rottamazione di un veicolo della stessa categoria, omologato in una classe fino a Euro 4, e varia da 2.000 a 10.000 euro. Il veicolo rottamato deve risultare intestato da almeno dodici mesi al beneficiario o, in caso di leasing, all’utilizzatore del nuovo mezzo. Il veicolo acquistato deve inoltre rimanere nella disponibilità del beneficiario per almeno ventiquattro mesi.
La misura è applicabile anche attraverso società di noleggio. In questo caso il contratto con la PMI deve avere una durata non inferiore a tre anni e la società di noleggio è tenuta a trasferire integralmente il beneficio all’impresa mediante una corrispondente riduzione dei canoni mensili.
Per l’intervento sono stanziati complessivamente 180 milioni di euro, con una riserva annuale del 40 per cento delle risorse destinata ai veicoli BEV e FCEV. Il termine finale previsto dal decreto è il 31 marzo 2030. La misura può rappresentare un intervento significativo sul segmento più anziano, frammentato e finanziariamente fragile del parco veicolare italiano, favorendo il rinnovo di mezzi essenziali per la distribuzione locale, l’attività delle micro e PMI e la mobilità quotidiana delle merci.
L’effettiva entrata in vigore del provvedimento resta subordinata alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Saranno inoltre necessarie l’attivazione delle procedure informatiche e la pubblicazione delle istruzioni applicative per consentire alle imprese di accedere concretamente agli incentivi.
Fonte - Ministero delle Imprese e del Made in Italy – testo bollinato del DPCM automotive pubblicato sul sito istituzionale; provvedimento non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale al momento della pubblicazione della presente news.