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Il prezzo non basta

Continua in questa puntata della rubrica la favola di Trasportonia. Quando in questo Regno (che ricorda da vicino il nostro Paese) si capì che oltre al risparmio c’è ben altro

| Pubblicato in Organi di Informazione
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articolo a cura di Alessandro Peron, Segretario Generale FIAP per Vie & Trasporti - Giugno 2025

Erano passati anni da quando i carrettieri di Trasportonia avevano iniziato a parlarsi, evitando litigi e fraintendimenti, e avevano compreso l'importanza dei conduttori, persone esperte che conoscevano le strade e garantivano che la merce giungesse a destinazione. Il regno prosperava: i duchi, dislocati sull’intero territorio, si erano specializzati in attività diverse, importando materie prime e producendo beni da esportare. La richiesta di trasporto cresceva di continuo e, di conseguenza, anche il numero di carrettieri aumentava. Alcuni gestivano grandi flotte, altri pochi carri, tutti comunque contribuivano alla circolazione di merci e ricchezza. Col tempo, però, molti duchi iniziarono ad approfittare dell’abbondanza di offerta: invece di mantenere relazioni stabili con carrettieri affidabili, organizzarono aste mensili per aggiudicare i viaggi a chi offriva il prezzo più basso.

Merci in ritardo e danneggiate.

Non importava più se i carri fossero in buono stato, se i carrettieri pagassero i conduttori, le tasse al Re o rispettassero il lavoro altrui. L’unico criterio era il risparmio. Alcuni partecipanti alle aste nemmeno possedevano carri: vincevano le gare e rivendevano i viaggi ad altri, lucrando sulle differenze, mentre la qualità del servizio scendeva inesorabilmente. Le merci cominciarono a viaggiare in ritardo, talvolta non arrivavano affatto o erano danneggiate.

Gli incidenti aumentavano, i carrettieri si impoverivano e smettevano di versare le tasse. Il Re, accecato dal consenso dei duchi, non interveniva. Il regno intero cominciò a perdere ricchezza, solo i duchi continuavano ad arricchirsi. La situazione stava sfuggendo di mano. Gli esattori del Re, non riuscendo più a riscuotere dai carrettieri, iniziarono a chiedere conto ai duchi. I problemi ricadevano ora su chi, fino a quel momento, li aveva ignorati.

Eppure, pochi erano pronti a cambiare. Continuavano a inseguire il prezzo più basso, ignorando i segnali. Finché un giorno un Duca, più saggio e lungimirante, decise di volgere lo sguardo oltre il solito orizzonte. Per proteggere le sue merci e garantire la continuità del proprio commercio, propose la creazione di un comitato tra duchi. L’obiettivo era stabilire un modello comune per valutare l’affidabilità dei carrettieri: non bastava più scegliere il più economico, bisognava capire chi fosse davvero competente e degno di fiducia.

Grazie a questo sistema, i Duchi poterono finalmente capire in anticipo se un carrettiere era in grado di garantire non solo un prezzo vantaggioso, ma anche sicurezza e puntualità. In poco tempo, il modello fu adottato da tutti: semplificava la gestione, evitava sorprese e riduceva le perdite. Anche i carrettieri, inizialmente diffidenti verso l’idea di essere valutati, si resero conto che quella pagella, in fondo, era un’opportunità per distinguersi. Iniziarono a migliorarsi, a investire nei propri carri, nei conduttori e nella reputazione. Dimostravano così di valere non solo per il prezzo, ma anche per la qualità del servizio. Finalmente, a Trasportonia nacque un mercato virtuoso, dove vinceva chi garantiva sicurezza, professionalità e rispetto. I duchi, alla fine, compresero che pagare il giusto significava non avere più problemi e costruire un futuro più stabile per tutti.

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