La discussione europea sul dossier Greening Corporate Fleets ha vissuto, negli ultimi giorni, una fase particolarmente delicata. La possibilità che la Commissione Europea introducesse mandati obbligatori di acquisto di veicoli a zero emissioni per le flotte aziendali, incluse quelle degli operatori del trasporto e degli spedizionieri, ha infatti sollevato preoccupazioni crescenti nel settore. Una misura di questo tipo, applicata indistintamente a veicoli leggeri e pesanti, avrebbe imposto obblighi rigidi a imprese che si confrontano quotidianamente con costi operativi elevati, infrastrutture non ancora adeguate e un mercato tecnologico in rapida ma non omogenea evoluzione.
Di fronte a questo scenario, FIAP – insieme a IRU e alle associazioni europee ad essa collegate – ha condotto un’intensa attività di dialogo istituzionale e di pressione politica. L’obiettivo è stato fin dall’inizio chiaro e unitario: impedire l’introduzione di obblighi di acquisto di veicoli ZEV (Zero Emission Vehicles), valorizzando invece una transizione energetica basata sulla pluralità tecnologica, sulla sostenibilità economica e sulla competitività delle imprese, in particolare delle PMI che costituiscono la struttura portante del settore.
L’azione di FIAP si è sviluppata in stretta collaborazione con IRU, in un confronto costante e serrato che ha portato alla produzione di analisi, messaggi politici e posizioni condivise. Nelle ore immediatamente precedenti al Consiglio dei Ministri dei Trasporti dell’UE del 4 dicembre, IRU ha trasmesso alle organizzazioni nazionali un aggiornamento cruciale: la Francia aveva formalmente chiesto di inserire il tema all’ordine del giorno della riunione, con l’obiettivo di raccogliere consenso per l’introduzione di misure “sufficientemente ambiziose”. Un linguaggio che, nel contesto politico europeo, indica in modo trasparente la volontà di procedere favorendo l’introduzione di quote obbligatorie di acquisto.
FIAP, recepita la comunicazione IRU e valutati i rischi immediati per il settore, ha attivato un canale diretto con il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, on. Matteo Salvini, condividendo gli elementi tecnici e politici utili a sostenere una posizione chiara contro i mandati. Il dialogo, portato avanti fino alle ultime ore della vigilia della riunione del Consiglio, ha rappresentato un esempio concreto della qualità della collaborazione tra FIAP, IRU e le istituzioni nazionali.
Nel corso della riunione del 4 dicembre, la Rappresentanza italiana guidata dal Ministro Salvini ha espresso una posizione perfettamente coerente con le istanze FIAP e IRU e di un nutrito gruppo di altri partner italiani e di altri Paesi UE: no a obblighi di acquisto, sì a un modello di transizione che tenga conto della reale maturità delle tecnologie disponibili, delle necessità operative delle imprese e della necessità di preservare una effettiva pluralità tecnologica. La posizione italiana si è unita a quella di numerosi altri Stati membri, contribuendo in maniera determinante a evitare che si formasse una maggioranza politica favorevole ai mandati.
Di seguito, in sintesi, le posizioni espresse dalle Rappresentanze presenti alla riunione:
I Paesi PRO-mandati (minoranza, ma politicamente rumorosa)
FRANCIA (leader dell’iniziativa): Intervento molto forte. Chiede mandati obbligatori, con inclusione esplicita degli HGV. Propone un Buy European Act sui ZEV. Narrazione: sostenere industria automotive europea → la domanda va “forzata”.
IRLANDA: Pro-mandati. Spinge sulla creazione del mercato dell’usato.
PAESI BASSI: Chiedono una proposta entro il 2025. Mandati per LCV + HGV. Enfasi sul mercato dell’usato e sulla transizione accelerata.
Politicamente: Questo blocco è attivo, motivato, minoritario, ma capace di fare pressione sulla Commissione.
Paesi “ambigui” favorevoli a un’azione UE, ma non chiedono obblighi
Questi Stati:
- non vogliono mandati,
- ma non vogliono neppure dire “no” frontalmente alla Francia.
Sono cruciali perché facilmente “recuperabili” dalla Commissione, se cambia narrativa.
Spagna – Portogallo: Solo incentivi. Approccio realistico sulla maturità tecnologica.
Svezia: Sostegno a misure per rafforzare domanda → ma non parla di obblighi.
Austria: Tono soft, ma non oppone gli obblighi.
Belgio: Posizione molto incerta. Apertura a un quadro UE, senza specificare la natura (obblighi/incentivi).
Politicamente: È un blocco “oscillante”. In uno scenario diverso può diventare ago della bilancia.
Paesi CONTRO i mandati ZEV – il fronte che ha frenato la Francia
Questo è il vero risultato politico del Consiglio.
COALIZIONE PRINCIPALE (dichiarazione congiunta):
Italia
Cechia
Bulgaria
Polonia
Slovacchia
Romania
Ungheria
Con argomentazioni molto solide: aumento costi, impatto devastante sulle PMI; infrastrutture insufficienti; rischio perdita competitività industriale; rifiuto totale di obblighi sulle flotte; contrarietà al “Buy European” (tema potenzialmente protezionista).
Stati aggiuntivi contrari:
Lituania – chiara opposizione
Estonia – teme oneri amministrativi e distorsioni
Germania – accetta elettrificazione, ma dice NO ai mandati
Finlandia – teme sovrapposizione normativa; difende pluralità tecnologica
Politicamente: È una coalizione larga, strutturata e autosufficiente per bloccare un'iniziativa legislativa.
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Il risultato politico è chiaro: ad oggi non esiste un sostegno sufficiente, in seno al Consiglio, per introdurre mandati obbligatori di acquisto di veicoli ZEV. La stessa Commissione Europea, presente alla riunione, dovrà ora valutare con maggiore cautela l’opportunità di proseguire su questa strada.
FIAP accoglie con soddisfazione questo esito, che premia il lavoro svolto in sinergia con IRU e conferma il valore della cooperazione a livello internazionale nel rappresentare in modo efficace le istanze del settore. Ma il dossier non è chiuso: la Commissione potrebbe tornare sul tema nelle prossime settimane, e alcuni Stati membri restano fortemente orientati verso soluzioni coercitive.
Per questo motivo, FIAP conferma la propria disponibilità e determinazione nel seguire con rigore l’evoluzione del dossier, informando tempestivamente le imprese e mantenendo attiva la collaborazione con IRU e con le istituzioni italiane ed europee. La transizione energetica deve essere accompagnata, non imposta: una pluralità di soluzioni tecnologiche, sostenibili e realistiche è la sola via per garantire competitività, innovazione e crescita al settore del trasporto e della logistica.