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Sui pallet la FIAP non molla e i fatti ci danno ragione.

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Pallets

Il Sottosegretario ai Trasporti, il sen. Simona Vicari, rispondendo alla lettera che UNATRAS ha inviato il 24 novembre scorso e della quale abbiamo dato ampio riscontro, il primo di dicembre scorso ci ha inviato una comunicazione dai contenuti alquanto interessanti, almeno dal nostro punto di vista. In primo luogo ci comunica di aver inoltrato all’autorità Garante della concorrenza e del mercato una nota con la quale, in linea con quanto sancito dall’Ordinanza della Corte di Giustizia Europea lo scorso mese di giugno, l’Amministrazione, ove nulla osti, riprenderà a pubblicare i valori indicativi di riferimento dei principali costi di esercizio dell’autotrasporto. Detto altrimenti si riapre la partita dei costi minimi di sicurezza e già questa è una buona notizia. L’altra “buona notizia” riguarda un argomento che è stato sollevato anni orsono dalla FIAP e che da allora è conosciuto da tutti come un nostro cavallo di battaglia: la movimentazione dei pallet. Da anni la nostra Federazione denuncia il malaffare che circonda la gestione di questi “legni” che a vederli non sembran buoni neanche per il camino. Acquisti in nero, riciclaggio di denaro di dubbia provenienza, ricatti da parte dei committenti, fatture milionarie emesse nei confronti dei trasportatori per la presunta mancata riconsegna dei pallet che in definitiva servono solo ad abbattere i costi di trasporto: chi più ne ha più ne metta. Fiap fin dall’inizio ha perseguito due obiettivi: il primo era quello di ottenere una norma che chiarisse in maniera inequivocabile che la gestione dei pallet non è compito delle imprese di autotrasporto. Come qualcuno sicuramente ricorderà riuscimmo a far inserire nella legge 127/2010, grazie anche alla mediazione dell’allora sottosegretario ai Trasporti Bartolomeo Giachino, due passaggi chiave tesi a sgravare le imprese di autotrasporto dall’onere della restituzione dei pallet sui quali viene posizionata la merce da trasportare. Che la norma sia stata un successo lo testimoniano le tante aziende che, grazie alla nostra iniziativa, non subiscono, o subiscono molto meno, i ricatti di certa committenza. L’altro obiettivo, che fin dall’inizio abbiamo cercato di perseguire, era quello di far chiudere tutte quelle botteghe di “compro bancali” dove conducenti infedeli e addetti di magazzino vanno regolarmente a vendere rigorosamente in nero bancali a 5 euro cadauno. Il primo in assoluto a seguirci su questa strada fu nel lontano 2008 un maresciallo dei carabinieri comandante di una piccola stazione del forlivese il quale concluse una brillante operazione con denunce ed arresti. In seguito, nonostante la nostra insistenza, si è venuto a sapere di altre indagini e di altre denunce per evasioni milionarie. Ora il sen. Vicari a nostra precisa richiesta ci fornisce dei numeri, sui quali una riflessione è d’obbligo da parte di tutti, a cominciare dalla Guardia di Finanza.

- 144 interventi nel comparto della fabbricazione e riparazione imballaggi in legno (una inezia rispetto al totale nazionale) con la contestazione di una maggior base imponibile pari a 22 milioni di euro e Iva evasa per circa 7 milioni di euro;

Individuazione di 27 soggetti completamente sconosciuti al fisco e di 34 lavoratori irregolari;

- 3028 controlli e verifiche eseguiti su imprese di autotrasporto di merci con la constatazione di maggiori imponibili per 1,3 miliardi di euro e Iva evasa pari a 322 milioni di euro, individuazione di 1.431 lavoratori in nero o irregolari e 405 evasori totali.

Un fiume di denaro e di irregolarità da far rizzare i capelli in testa ad un calvo. Se solo si pianificasse una verifica a tappeto, per l’erario si tratterebbe di recuperare cifre miliardarie nei confronti di soggetti che nella maggior parte dei casi, si badi bene, non sono in condizione di dimostrare la provenienza delle enormi cifre impiegate in questo business. Ora, se mai ce ne fossero state, non ci sono più scuse accettabili per non effettuare i controlli. La chiusura delle botteghe di compro bancali irregolari, che sono probabilmente la grande maggioranza di quelle esistenti, è l’altro passo indispensabile per mettere le imprese di autotrasporto al riparo dalle azioni di dipendenti infedeli che si vendono i bancali per arrotondare, o di addetti ai magazzini con pochi scrupoli che, per la stessa ragione, si inventano di tutto per non restituirli.

download icon Nota UNATRAS 1.12.2016
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