A cura di Massimiliano Pischedda e Maria Stella Vannacci — Ufficio Relazioni Industriali e Politiche del Lavoro
Siete sicuri che i vostri accordi aziendali rispettino la nuova soglia salariale fissata dalla legge 112/2026?
La norma vale per tutte le imprese, non solo per chi applica un contratto diverso dal CCNL di settore.
In breve
- La legge introduce il Trattamento Economico Complessivo (TEC): la soglia minima è quella del CCNL sottoscritto dalle organizzazioni più rappresentative del settore — per il nostro comparto, il CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizioni.
- Il vincolo vale per ogni contratto — nazionale, territoriale, aziendale.
- Il CNEL segnala da tempo centinaia di contratti collettivi depositati con trattamenti sensibilmente più bassi dei CCNL leader: è il fenomeno che la norma vuole arginare.
Cosa prevede la norma, in concreto
Il “salario giusto” è il trattamento economico complessivo (TEC) previsto dal CCNL sottoscritto dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative per settore, categoria produttiva, dimensione e natura dell’impresa. Nessun contratto collettivo — nazionale, territoriale o aziendale — può prevedere un TEC inferiore a quello del CCNL “di riferimento”. La disciplina dei rinnovi contrattuali resta affidata alla contrattazione tra le parti, non alla legge. La norma è la Legge 25 giugno 2026, n. 112, di conversione del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62 — il cosiddetto “decreto 1° maggio”.
Cosa cambia per le imprese di trasporto e logistica
Fino a oggi i contratti pirata — depositati da sigle minori, spesso con trattamenti più bassi — restavano formalmente legali. Con il TEC ancorato al CCNL leader, quella scorciatoia sui costi perde efficacia. Ma il vincolo non riguarda solo chi applica un contratto diverso: anche un’impresa che applica correttamente il CCNL Logistica può finire sotto soglia se gli elementi variabili di un accordo aziendale — premi di produttività, indennità specifiche — non compensano a sufficienza. Chi gestisce accordi di secondo livello deve quindi verificare la somma complessiva, non solo il contratto nazionale di partenza.
Perché “salario giusto” e non un salario minimo legale
Da anni si discute, anche in sede europea, se l’Italia debba dotarsi di un salario minimo legale, come Francia, Germania o Spagna. La Direttiva UE 2022/2041 sui salari minimi adeguati aveva riacceso il dibattito. Il legislatore ha scelto una strada diversa: non un importo orario uguale per tutti i settori, ma il rafforzamento della contrattazione collettiva nazionale — una soluzione più adatta a un settore frammentato per dimensione d’impresa come il trasporto merci, dove un importo unico rischierebbe di essere troppo alto per le imprese più fragili o irrilevante per i CCNL già solidi.
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La posizione FIAP FIAP guarda con favore alla scelta del legislatore di rafforzare la contrattazione collettiva invece di introdurre un salario minimo legale uniforme. Al tempo stesso, l’Ufficio Relazioni Industriali e Politiche del Lavoro segnala alle imprese associate la necessità di verificare da subito la coerenza dei propri accordi — nazionali e aziendali — con il nuovo vincolo del TEC. Le imprese associate che hanno rinnovi in corso o accordi di secondo livello da verificare possono contattare il nostro staff che si occupa di relazioni industriali e politiche del lavoro per un confronto tecnico. I NOSTRI CONTATTI |