Cari colleghi,
vorrei che questa, più che una lettera aperta, fosse presa come una confessione resa dopo che in questo mese si è letto di tutto e di più da parte di tutte le associazioni. Come avrete avuto modo di apprendere dagli organi di stampa, ieri si è svolta a Roma la Presidenza Unatras convocata con tempestività dal Presidente Uggè dopo che si erano manifestate significative divergenze sul testo della legge di stabilità riguardante l’autotrasporto ed approvato alla Camera.
Noi, per la verità, siamo stati i primi a manifestare delusione e rabbia attraverso il nostro comunicato di venerdì scorso e, quasi, la stessa delusione e rabbia è rimasta anche dopo aver firmato il comunicato Unatras di ieri. Sarebbero logiche e legittime due domande.
La prima: perché avete fatto il comunicato venerdì;
la seconda: perché avete firmato il comunicato Unatras ieri. Alla prima domanda rispondiamo che, quando il 5 novembre siamo stati convocati dal Ministro Lupi la motivazione era quella di trovare una soluzione che superasse la sentenza, a noi negativa, del 4 settembre della Corte di Giustizia Europea. A questa sentenza avevamo dato la nostra interpretazione: l’impianto dei costi minimi non era stato bocciato ma la Corte aveva eccepito sull’ente che emanava le tabelle dei costi ritenendolo di emanazione privatistica nonostante che i componenti fossero stati nominati dalla soppressa Consulta dell’Autotrasporto e della logistica. Questo però ci dava, e per noi la da ancora, la speranza che dal 2012, anno in cui i costi minimi sono pubblicati dal Ministero, fossero ancora in vita, supportati in questo dalle sentenze ed i decreti ingiuntivi emessi dopo il 4 settembre, con giudici che avevano interpretato la sentenza come noi. In quel famoso 5 novembre, il Ministro ci consegnò quello che noi pensavamo fosse un provvedimento compensativo per la perdita e/o annacquamento della norma sui costi minimi ed eravamo già pronti a rilanciare la nostra vecchia proposta di rendere indeducibili ai fini fiscali le fatture che non ci venivano pagate entro i termini di legge. Il tempo di aprire la cartelletta con le proposte del ministro, una scorsa veloce e Lupi ci chiede le nostre impressioni con un primo giro di tavolo. Per la verità è impossibile esprimere un’opinione a freddo, tutti voi sapete come sono i cambi di norma ci sono richiami ovunque ed in 5 minuti non c’era la possibilità concreta di dare un giudizio ponderato. Lo abbiamo fatto presente al Ministro al quale, solo noi, abbiamo espresso subito più di una perplessità vedendo Confetra (Trasportounito in che mani ti sei messo ?) e Confindustria festeggiare il provvedimento parlando addirittura di giornata epocale. Due sono stati i nostri dubbi (eufemismo): il primo che loro avessero avuto il provvedimento prima di noi e quindi che avessero avuto tutto il tempo necessario per valutarlo e il secondo che all’interno del Ministero ci fosse un furbacchione convinto di avere a che fare con figli e figliastri da trattare ovviamente in modi diversi (Rocco Girlanda ?). Quindi avevamo già immaginato, ancor prima di aver sentito i legali, che – come recita un antico adagio - il cetriolo era tornato all’ortolano. In altre parole avevano tolto di mezzo oltre alle tabelle dell’Osservatorio anche la responsabilità diretta e di misure compensative, ovviamente, non c’era nemmeno l’ombra.
Sono iniziati contatti ed incontri con le altre associazioni che unanimemente dichiaravano “irricevibile” quel documento e, su invito del Ministro, ogni associazione si era impegnata a suggerire quelle modifiche che riteneva necessarie sul testo comunque prodotto dal Ministero. Il nostro stupore, che non abbiamo mancato di manifestare in Unatras, era era dovuto al fatto che ci si chiedeva di fare delle modifiche ad una “robaccia” che non voleva essere il superamento di una sentenza sui costi della sicurezza ma una vera e propria riforma dell’autotrasporto in grado di annichilire, se approvata, quelle tutele che si erano conquistate negli anni con negoziazioni aspre e sofferte. Alla fine alla nostra piccola Federazione non è rimasto che adeguarsi ma non certo ARRENDERCI. Quindi in tutti i testi che sono circolati abbiamo sempre sostenuto e cercato di inserire la certezza degli incassi delle nostre fatture senza dover ricorrere a cause civili decennali od elemosinare i nostri averi presso i committenti. Quindi chiedevamo di aggiungere 16 parole in coda al nascente comma 14. Queste per la precisione: ed è preclusa in maniera definitiva la deduzione fiscale degli importi corrisposti tardivamente ad ogni fine fiscale. Evidentemente parole pesanti perché l’emendamento, presentato da tre deputati reperiti da Confartigianato trasporti, non è nemmeno passato al voto ma ritirato prima. Nell’incontro di eri abbiamo quindi ripreso il documento passato alla Camera dove sono state concordate delle richieste di variazione del testo da inserire nell’emendamento che ci dovrebbe portare la conferma dei rimborsi delle accise totalmente, ad esclusione degli euro 0 ed 1, e dei 250 milioni stanziati per l’autotrasporto. Ed ecco che siamo arrivati alla risposta del perché abbiamo firmato il comunicato di ieri. Lo abbiamo firmato solo per i contenuti della seconda parte, dove c’è l’impegno a mantenere viva la vertenza e con essa la nostra proposta e formularla non con un emendamento che, ci dicono, se dovesse essere bocciato non potrebbe più essere presentato e, soprattutto, per far si che si decidesse favorevolmente entro l’anno alle accise ed ai fondi destinati al settore.
Vorremmo dire a tutti che noi ci siamo abbondantemente rotti le palle di essere ricattati ogni fine anno con accise e fondi (che comunque da 400 mln originali ora sono 250 mln)e che se dovesse succedere ancora noi, a costo di andare da soli, utilizzeremo l’unico ricatto che possiamo a nostra volta fare: il fermo nazionale dei servizi. Non chiamando a raccolta le altre associazioni ma le aziende che troppo stanno pagando per le nostre paure ed i nostri atteggiamenti “diplomatici”.
Con questa “confessione” ora sanno tutti cosa farà “il cespuglio” FIAP da qui in avanti, sta al buon senso trasformarlo in un immenso bosco. Sappiamo che abbiamo mezzi limitatissimi per affrontare questa e le altre battaglie che ci aspettano nei prossimi mesi ma siamo certi di poter su tantissimi imprenditori dell’autotrasporto che, come noi, vogliono lavorare onestamente, con regole giuste e che siano rispettate. Da gennaio ci sarà da discutere e forse anche da litigare per la ripartizione dei fondi e, soprattutto, PER AVERE LA CERTEZZA DI INCASSARE I NOSTRI SOLDI con la stessa precisione con cui svolgiamo i nostri servizi e, soprattutto, come la legge prescrive.
Per il momento possiamo solo augurare a tutti un Buona Natale e delle serene festività.