Per molte imprese la sostenibilità è ancora gestita prevalentemente come tema di comunicazione esterna. Ma chi ha responsabilità ESG su una filiera sa che la realtà è più complessa e più urgente. Le normative europee avanzano velocemente, i clienti chiedono rendiconti concreti, le responsabilità legali si estendono lungo tutta la catena. La sostenibilità di una filiera non dipende solo dalle scelte dell'impresa — dipende da come sceglie i fornitori logistici, come li remunera, come misura il loro impatto. E sempre più spesso dipende da cosa succede quando qualcosa va storto.
Dal 13 al 16 maggio, al Padiglione 22 di Fiera Milano Rho, il FIAP Logistic Village nell'ambito di Transpotec Logitec 2026 dedica ampio spazio ai temi ESG applicati alla logistica e alle filiere produttive — con un approccio concreto e operativo, lontano dalla retorica. La manifestazione è patrocinata dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dal Ministero dell'Agricoltura della Sovranità Alimentare e delle Foreste, dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e dal Parlamento Europeo — una garanzia che i temi affrontati hanno rilevanza istituzionale e che le posizioni emerse arrivano a chi può tradurle in politiche concrete.
Sostenibilità ambientale: la transizione energetica entra nella supply chain
La transizione energetica non è più un tema del futuro — è già dentro i contratti, i costi e le decisioni di acquisto delle imprese. ETS ed ETS2 stanno ridisegnando gli equilibri economici del trasporto merci: ogni tonnellata di CO2 emessa lungo la filiera ha un costo crescente che qualcuno deve sostenere. La domanda non è se questi costi arriveranno alle imprese committenti — è quando e come gestirli con consapevolezza.
Il panel del 16 maggio sulla transizione energetica delle filiere produttive affronta questo tema con la profondità che merita. Le normative europee su ETS e carbon pricing non riguardano solo i vettori — riguardano come le imprese scelgono i loro fornitori logistici, come li remunerano e come misurano la carbon footprint dell'intera supply chain. Un tema che per molte imprese è già diventato un requisito contrattuale richiesto dai clienti finali e dalla grande distribuzione organizzata. Partecipare a questo confronto significa capire in anticipo come ETS2 cambierà i costi di filiera nei prossimi anni e quali fornitori logistici sono già attrezzati per rispondere — con un vantaggio concreto nella costruzione di una supply chain più resiliente e più competitiva.
Sostenibilità sociale: il capitale umano della logistica è un rischio di filiera
La dimensione sociale della sostenibilità nella logistica ha un nome preciso: carenza strutturale di personale qualificato. Non è un problema che riguarda solo gli operatori logistici — riguarda direttamente chi dipende da loro. Una filiera logistica con alta rotazione del personale è una filiera fragile: più incidenti, più errori, meno affidabilità nelle consegne, più rischi lungo la catena. Per un'impresa committente che ha obiettivi ESG, la qualità del capitale umano dei propri fornitori logistici è una variabile di sostenibilità che non può essere ignorata nella selezione e nella valutazione dei partner.
Il panel del 15 maggio su Lavoro e Logistica affronta questa sfida con strumenti concreti. Formazione professionale e qualificazione tecnica come leve per costruire competenze che il mercato chiede. Cooperazione internazionale — incluso il Piano Mattei — come strumento per allargare il bacino di reclutamento in modo strutturato e sostenibile. Politiche attive del lavoro che coinvolgono imprese e istituzioni in un progetto condiviso. Per chi ha responsabilità ESG, questo panel offre una prospettiva che va oltre il perimetro aziendale — e che riguarda la tenuta e la sostenibilità del sistema nel suo complesso.
Governance e rischi: la compliance come parte integrante della strategia ESG
La G di ESG — governance — è spesso la dimensione meno presidiata nelle imprese che si occupano di sostenibilità. Eppure è quella con le conseguenze più immediate e più concrete in termini di responsabilità legale. Lungo la filiera logistica, la governance si misura in modo molto preciso: chi risponde quando qualcosa va storto, chi è esposto alle sanzioni della D.lgs. 231, chi ha tracciato correttamente i flussi di rifiuti e chi no.
Il panel del 13 maggio sui rifiuti nelle filiere è uno degli appuntamenti più rilevanti per chi ha responsabilità ESG in un'impresa committente. La normativa è chiara e spesso ignorata: chi affida la gestione dei rifiuti a un operatore logistico non è automaticamente sollevato da ogni responsabilità. Il RENTRI ha cambiato la tracciabilità, il regolamento europeo sulle spedizioni transfrontaliere ha alzato il livello di compliance, e il D.lgs. 231 espone direttamente le imprese committenti a sanzioni in caso di gestione irregolare. Questi stessi meccanismi di responsabilità estesa si applicano più in generale a tutta la filiera logistica — ed è esattamente il tema del panel del 14 maggio pomeriggio, che costruisce una mappa pratica dei rischi sistemici che attraversano oggi le filiere produttive: infrastrutture vulnerabili, responsabilità legali che si estendono lungo tutta la catena, esposizione crescente ai rischi di governance. Temi che un responsabile ESG non può relegare all'ufficio legale — perché entrano direttamente nelle decisioni di acquisto, nei rapporti con i fornitori e nella rendicontazione di sostenibilità.
Partecipare al FIAP Logistic Village significa anche contribuire al Manifesto FIAP — il documento che la Federazione porta nelle sedi istituzionali come proposta concreta per la competitività e la sostenibilità delle filiere italiane. La voce di chi ha responsabilità ESG in un'impresa committente o operativa è parte essenziale di quel contributo.
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