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Il Presidente Bagnoli sul Fermo

| Pubblicato in News
Cari colleghi, quello che non doveva succedere è, purtroppo successo. Credo sia nell’animo di tutte le persone responsabili la speranza che i propri diritti vengano riconosciuti senza la necessità di dover fare “a pugni”. In questo Paese, dove tutti prendono e nessuno decide, dove ognuno pensa per sé cercando di salvaguardare i propri privilegi a qualunque costo, dove l’elusione di una legge è pronta ancor prima che la legge stessa venga emanata, è veramente difficile svolgere un’attività sindacale soddisfacente. Ora si è addivenuti, unitariamente, al fermo nazionale dei servizi dell’autotrasporto al quale si stanno aggregando “malpancisti” di ogni categoria economica tanto da far prevedere più che un fermo una rivolta degli imprenditori. Noi, nel ragionare con il consueto equilibrio, abbiamo partorito delle ipotesi suggestive quanto si vuole ma che potrebbero avere un triste fondo di verità. Partiamo dall’attività che si stava svolgendo dopo la nascita del governo di questa legislatura, dove tutti avranno ben presenti le varie lungaggini e non ultima la nomina tardiva dei sottosegretari in quanto, avendo rispolverato il vecchio metodo Cencelli, si doveva provvedere a non facili conteggi di pari assegnazione di potere alle varie forze politiche che andavano a comporre questa strana ed inaspettata maggioranza. Quando finalmente ci è stato comunicato il nome del nostro sottosegretario (in molti si sperava nella conferma di Giachino visto il buon lavoro che si era svolto e per la competenza della persona) tal Rocco Girlanda, che non potevamo conoscere proprio per i motivi di selezione che ho indicato prima, e registravamo con favore che Giachino era ancora sulla scena in qualità di Consigliere del Ministro Lupi ci siamo messi al lavoro pieni di rinnovati stimoli e speranzosi di poter portare avanti lavoro che si erano già interrotti con lo “tsunami” del Governo Monti. Archiviato l’incontro conoscitivo con il Ministro Lupi, dove ognuno di noi ha presentato le proprie priorità, i nostri problemi e, per fortuna, anche qualche soluzione, noi chiedemmo solo una cosa che riassumo in tre parole: rispetto delle regole. Dopo aver tergiversato per quasi un semestre dove avevamo avuto l’impressione che qualche buona proposta fosse in procinto di realizzarsi con le parole del sottosegretario che ne assicurava l’inserimento in un D.L. in corso di emanazione e, tra questa anche alla nostra, a cui teniamo particolarmente che voleva l’indeducibilità delle fatture di trasporto che non venivano saldate nei tempi riportati dalla legge 127/2010 come ulteriore sanzione a quelle blande ed incontrollabili esistenti.  In questi negoziati avevamo anche digerito un taglio di 70 milioni sulle risorse messe a disposizione per l’autotrasporto in una normale logica del do ut des. Quando eravamo, chi più e chi meno, convinti di avere preso una buona strada e che anche quei “birbantelli” di Trasportounito avevano sospeso l’ennesimo fermo da loro dichiarato, ecco che, in perfetto stile “siamo in Italia uomo che produci gira con le chiappe raso al muro”, arriva la bomba della Legge Stabilità (nome consigliato dall’ufficio marketing immaginiamo perché qui di stabile esistono solo le poltrone in parlamento) che ci annuncia un taglio del 25% sui rimborsi delle accise. Stupore e delusione, il Governo sapeva che con un provvedimento di questo tipo la risposta era solo una: FERMO NAZIONALE DEI SERVIZI. Era automatico ognuno di noi ha qualcosa che non si può discutere e per noi l’accise è meglio addirittura non nominarla, andrebbe a ferire mortalmente circa 20.000 aziende “regolari” ed in più con le manovre elusive che si metterebbero in atto (il termine esatto sarebbe illegali e non elusive), il Governo con l’intento di non rimborsare 200 milioni non andrebbe ad incassare 380 milioni, cosa che anche Tafazzi schiferebbe, davvero un gran bell’affare. Noi pensiamo che a breve verrà comunicato che sull’accise c’è stato un fraintendimento e che l’accise non sarà nemmeno nominata pensando di avere reso felici gli autotrasportatori che questa felicità l’avranno pagata “solo” 70 milioni e che tutte le altre legittime e sacrosante richieste e proposte di modifica alle norme vigenti saranno rimandate a data da destinarsi. Temiamo però che questa volta il Governo, dimostrando l’abilità dei dilettanti allo sbaraglio, abbia sbagliato i tempi, modi e si sia sopravvalutato (od abbia sottovalutato noi) se pensa che questo passi inosservato. I tempi sono sbagliati perché per fare questa mossa hanno aspettato di vedere che nel paese si accendesse una rivolta, il 9 dicembre più che un fermo dei servizi dell’autotrasporto potrebbe sembrare l’inizio di una rivoluzione il cui epilogo è sconosciuto sì a tutti, ma tutti abbiamo presente cosa è successo in Spagna, Grecia e cosa sta succedendo in Francia e questi fenomeni hanno deciso di armare la rivolta con le armi non convenzionali più forti che ci sono: i camion. Bene, bravi, bis. Aspettiamo con la trepidazione di un padre fuori dalla sala parto nuovi rassicuranti comunicati ma anche che il Presidente Letta e il Ministro Lupi si dimostrino responsabili e ci convochino immediatamente a Palazzo Chigi, almeno per avere la coscienza pulita dopo il 9 dicembre. Massimo Bagnoli Presidente nazionale Fiap      
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