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Dritti alla meta

Si fa un gran parlare di neutralità tecnologica nel mondo dei trasporti. Un'illusione o una scelta strategica? Attenzione perché il rischio è che diventi una scusa per rimandare investimenti necessari per la transizione

| Pubblicato in Organi di Informazione
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Articolo a cura di Alessandro Peron, per Vie e Trasporti.

Nel dibattito sulla transizione energetica, il concetto di neutralità tecnologica ha trovato ampio sostegno tra politici, associazioni di categoria e imprenditori. L'idea è semplice: definire obiettivi ambientali chiari, lasciando al mercato la scelta delle tecnologie migliori per raggiungerli. Sebbene possa sembrare un approccio pragmatico personalmente ho dei dubbi sulla sua efficacia.

Cosa significa davvero ‘neutralità’? In teoria, implica la libertà di scelta tra diverse opzioni. Ma nella pratica, la neutralità rischia di tradursi in immobilismo.

Nel settore dei trasporti, dove i margini sono ridotti e la competizione è alta, lasciare agli imprenditori la possibilità di scegliere tra diverse tecnologie senza una visione strategica può compromettere la transizione. Senza infrastrutture adeguate che supportino l’elettrico, l’idrogeno, il biometano, etc. gli investimenti rischiano di risultare inefficaci.

Il rischio maggiore è che la neutralità diventi una scusa per evitare investimenti infrastrutturali essenziali e linee guida precise. Le imprese si ritroverebbero sole a dover affrontare un percorso incerto e rischioso.

Nel futuro con coraggio

Il passaggio a nuove tecnologie nel trasporto richiede un balzo tecnologico che non può essere lasciato solo alle dinamiche di mercato. Occorrono chiare indicazioni da parte delle istituzioni e investimenti coerenti in infrastrutture. Solo così le imprese potranno affrontare la transizione senza il rischio di decisioni sbagliate o cambi di rotta repentini nelle politiche governative.

Le istituzioni devono dunque svolgere un ruolo guida in questa trasformazione. Non si tratta di promuovere una tecnologia a scapito di un’altra, come preferire l’elettrico al biometano o all’idrogeno o all’HVO. La vera sfida è creare una strategia che consenta una pluralità di soluzioni, tutte supportate da un quadro normativo e infrastrutturale coerente. Solo così le imprese, specialmente quelle del trasporto merci, potranno fare scelte informate e sicure.

L’Italia ha una lunga storia di innovazione tecnologica.

Siamo stati pionieri in molte invenzioni che hanno cambiato il mondo: dal telefono alla radio, dal personal computer ai microchip. Oggi, di fronte alla sfida della transizione energetica, dobbiamo riscoprire quello spirito pionieristico e guidare il cambiamento con coraggio e visione. Non dobbiamo temere il nuovo, ma abbracciare il futuro, certi che la nostra capacità di innovare ci permetterà di essere protagonisti anche in questa sfida.

In conclusione, la ‘neutralità tecnologica’ rischia di diventare un pretesto per evitare decisioni cruciali. Al contrario, abbiamo bisogno di una pluralità tecnologica sostenuta da una visione strategica chiara e un impegno concreto delle istituzioni. Solo così il settore dei trasporti potrà affrontare la transizione energetica con successo, garantendo competitività e sostenibilità per le imprese e l’intero sistema economico.

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