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Costi Minimi. Una sentenza già scritta.

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Sulla Sentenza della Corte di Giustizia europea relativa costi minimi di sicurezza, alcune osservazioni a caldo ci sembrano quantomeno doverose pur riservandoci di tornare sulla questione nei prossimi giorni, e far sentire la nostra voce per mezzo dei nostri legali e attraverso gli organismi unitari ai quali Fiap partecipa. La prima sensazione, che sarebbe da stolti non evidenziare, è che la sentenza della Corte di Giustizia europea è stata, per una parte consistente del mondo dell’autotrasporto, indubbiamente una doccia fredda. In sostanza la Corte ci sostiene che, se da un lato l’obiettivo della sicurezza è legittimo, non è in alcun modo dimostrato che questo sia perseguibile attraverso lo strumento dei costi minimi di sicurezza. Un parere che però, a ben vedere, non è per nulla condiviso da altri giudici nazionali che al contrario, come nel recente caso del Tribunale di Pavia da noi commentato, affermano esattamente il contrario. Vedremo se i giudici del Tar del Lazio, che dovrà ora pronunciarsi sul ricorso della committenza, vorranno tenerne conto come sarebbe legittimo aspettarsi. Altra forte osservazione della Corte di Giustizia, riguarda la legittimità di un provvedimento che è stato adottato da un organismo, l’Osservatorio, da considerarsi un’associazione di imprese e, in quanto tale, non garante del rispetto dell’interesse pubblico. Evidentemente i giudici ignorano che dal mese di luglio 2012 l’Osservatorio è stato soppresso e che le decisioni in merito alla definizione dei costi minimi di sicurezza è interamente rimandata alla competenza del Ministero dei Trasporti. E anche di questo, ne siamo certi, i giudici del Tar del Lazio terranno conto. Ma questo è al momento, e non possiamo che prenderne atto. In fondo il parere che il 7 agosto del 2013 la Commissione europea aveva espresso sull’argomento non è che lasciasse molto spazio all’ottimismo, dal momento che diceva praticamente le stesse cose. Vedremo ora, grazie a questa sentenza, quali effetti avrà la concorrenza praticata unicamente attraverso il ribasso delle tariffe di mercato, senza alcuna limitazione di tipo normativo o sanzionatorio soprattutto riguardo alle imprese di trasporto più deboli e poco strutturate. Ipotizzare che la maggior parte di queste, in mancanza di adeguate tutele, siano costrette a chiudere è tutt’altro che azzardato. E per ogni azienda che chiuderà, quali saranno le conseguenze per le già disastrate finanze del nostro Stato? Quanta Iva, quanti contributi in meno incasserà, a quanti cassaintegrati dovrà dare assistenza ? C’è, di converso, anche chi ritiene che tutto questo non sia un problema ma, anzi, rappresenti una grande opportunità per coloro che saranno in grado di fare impresa senza la salvaguardia dell’ombrello pubblico ignorando, forse, che circa l’80% delle imprese iscritte all’Albo ha in disponibilità da 1 ad un massimo di 5 veicoli, con tutto quel che ne consegue in termini di reale capacità di sviluppo. Interessante e per molti versi preoccupante, invece, lo scenario che ci troveremo ad affrontare praticamente da subito e che la sentenza ha reso, se così si può dire, ancora più attuale. Se a questa, infatti, si aggiungono altre due o tre questioni che rischiano di esplodere fin dai prossimi giorni, quali ad esempio: il prospettato abbattimento dei rimborsi delle accise sul gasolio per il prossimo anno; la mancata erogazione dei rimborsi dei pedaggi autostradali; l’eliminazione dal decreto sblocca-Italia delle norme sul cabotaggio; il mancato pagamento alle imprese di quanto dovuto per la formazione professionale e per gli   investimenti (senza dimenticare i possibili tagli che qualcuno già prospetta per la prossima finanziaria), non è che rimangano molte strade percorribili. Sentenza o no, le scelte che le organizzazioni andranno a fare sono praticamente scelte obbligate. La segreteria nazionale Fiap
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