Intervista ad Alessandro Peron, Segretario Genale FIAP, a cura di Paolo Barilari per ON ROAD MAG.
Seguito e segue lo sviluppo del comparto da ormai cinquant’anni, e ad Alessandro Peron, segretario generale della Fiap, che negli ultimi anni si è fatto apprezzare per il suo grande impegno e la sua dinamicità, chiediamo quali sono stati, secondo loro, gli eventi più significativi dell’ultimo anno “scolastico” e quali gli obiettivi da raggiungere per i prossimi 12 mesi.
A dicembre di quest’anno Alessandro Peron festeggerà i suoi primi cinque anni come segretario generale della FIAP, la Federazione Italiana Autotrasportatori Professionali. Padovano, classe 1976, un’esperienza lavorativa maturata nei settori delle start-up e della gestione d’impresa, dei sistemi informatici e dei progetti di innovazione, Peron entra in FIAP nel 2013 con l’incarico di rinnovare una delle storiche federazioni dell’autotrasporto italiano. Un work in progress che sta portando avanti con successo, occupandosi in maniera particolare del rapporto tra autotrasportatori e committenza, con l’obiettivo di creare una filiera di qualità che possa giovare all’intero settore.
Alessandro Peron, come sono andati gli ultimi dodici mesi per il nostro autotrasporto? Cosa è successo di importante? Che cosa doveva succedere e invece non è successo?
Il primo avvenimento significativo è stato l’approvazione del Decreto infrastrutture, con il quale sono state modificate un paio di norme assolutamente prioritarie per il nostro comparto. Innanzitutto l’obbligo di pagamento delle fatture entro 60 giorni e l’introduzione del concetto di abuso di dipendenza economica. L’azienda di autotrasporto con un unico cliente che paga costantemente in ritardo, ora può attivare il Garante della Concorrenza, sia direttamente sia tramite la propria associazione. Le istruttorie sono brevi e la sanzione è consistente, essendo pari al 10 per cento del fatturato del cliente. L’altra importante novità è la modifica della norma sui tempi di carico-scarico: riduzione della franchigia da 120 a 90 minuti e aumento dell’indennizzo da 40 a 100 euro per ogni ora di ritardo. L’obiettivo è ristorare economicamente le attese e incentivare i committenti a organizzarsi meglio.
Le nuove norme riusciranno a cancellare questa sorta di sudditanza dell’autotrasportatore nei confronti del committente?
Io credo che la sudditanza nasca da un problema culturale che non si può eliminare con una norma. Queste modifiche però aiuteranno, ma è chiaro che poi la legge qualcuno deve farla valere. Serve un senso di responsabilità e una crescita culturale dei nostri imprenditori che devono smetterla di pensare che ci sia un terzo che gli garantisca il fatturato o il “lavoro sicuro”. Gli autotrasportatori sono un anello fondamentale dell’economia e devono fare squadra e farsi valere applicando le norme e lasciando da parte chi non lo farà. So che è difficile. La prima cosa che è accaduta, fin dalle prime ore della pubblicazione del decreto Infrastrutture, è che molti committenti hanno chiamato i trasportatori dicendo che non avrebbero mai pagato e minacciando di multare a loro volta l’autotrasportatore eventualmente in ritardo. Come se un’impresa di trasporto fosse colpevole per il ritardo, spesso causato da una rete stradale ingolfata, piena di cantieri e con tanti incidenti. I camion trasportano la merce dell’industria e l’industria fattura grazie al servizio di trasporto e logistica. I produttori devono rendersi conto dell’importanza degli autotrasportatori e, per contro, questi ultimi devono pretendere, oltre ad essere pagati, anche il rispetto. Se l’industria e la grande distribuzione hanno un minimo di visione, comprenderanno che è meglio avere una logistica italiana forte, piuttosto che un domani ritrovarsi con un grande operatore internazionale che farà da main contractor e che, lui sì, saprà farsi valere.
Invece questa consapevolezza fa fatica a farsi strada…
Sì, e c’è il chiaro segnale negativo dei primi mesi del 2025, con la grande committenza che invece di comprendere che si deve investire nella logistica e nel trasporto ha aumentato il numero dei tender senza minimi garantiti, con contratti a meno di un anno che non permettono al nostro settore di fare quegli investimenti che le sfide attuali richiedono. La transizione energetica, la digitalizzazione, la ricerca di talenti. Come può un’impresa di trasporto comprare un veicolo nuovo, investire nella digitalizzazione e in personale altamente qualificato, se ha contratti brevi senza minimo garantito?
Il bilancio ESG potrebbe cambiare le carte in tavola?
In realtà la grande impresa è già impattata dal bilancio ESG, dalla rendicontazione di sostenibilità, sociale e di governance. Ma un conto è fare un bilancio su carta e un conto metterlo in pratica davvero. Se perseguire la sostenibilità ambientale vuol dire che all’interno di una flotta di 150 mezzi ce ne sono due o tre a biocarburante, allora la strada da fare è ancora lunga. Se noi pensiamo che la sostenibilità sociale sia offrire un po’ più di welfare ai dipendenti per poi lasciarli per ore e ore sotto il sole o al freddo, allora siamo davvero ancora molto distanti dall’obiettivo. La responsabilità di un bilancio ESG ricade in prima battuta sui committenti. E come si fa se - ad esempio - nei tender non è richiesto l’utilizzo di mezzi ecologici? All’interno di FIAP ci sono aziende che hanno metà della flotta a biocarburante e metà ad HVO. E quanti soldi in più hanno ricevuto dai loro committenti per l’investimento in sostenibilità ambientale che hanno fatto? Zero. Questa è la triste risposta. Se vogliamo andare verso la transizione energetica non servono incentivi per comprare i camion, non servono politiche di imposizione verso i costruttori che li obblighino a vendere solo veicoli elettrici. Deve essere coinvolta la domanda. Se la domanda è miserabile, l’offerta sarà miserabile, se la richiesta è “portami la merce a qualsiasi prezzo, non mi interessa se il veicolo è inquinante e poco sicuro, perché tanto a me basta spendere poco”, è chiaro che si faranno avanti imprenditori senza scrupoli. Se invece si crea una filiera virtuosa, con committenti virtuosi che esigono un trasporto sostenibile, pagandolo di conseguenza, allora l’offerta di trasporto risponderà a questa domanda.
Lei chiede che ci sia una collaborazione tra committenza e autotrasportatori e tra aziende di autotrasporto e dipendenti, perché tutti devono lavorare verso un obiettivo comune. Ma questa pace universale non è un po’ utopistica?
Non è una questione di essere utopistici o no. Il compito che la FIAP deve darsi come federazione è quello di migliorare il settore. Se non sono le federazioni, le associazioni a sognare in grande, chi lo deve fare? Possono coesistere etica e business? Noi diciamo di sì e lavoreremo per raggiungere l’obiettivo. Nel 2019, insieme alla Ferrero, abbiamo creato un osservatorio e costituito il primo rating di affidabilità delle imprese di trasporto e logistica, il TCR, Transport Compliance Rating. Sembrava un sogno, ma oggi ci sono più di venticinque committenti che usano questo modello di selezione e molte imprese lo utilizzano come sistema di autovalutazione. Il compito di un’associazione è guardare avanti e stimolare gli imprenditori a farsi rispettare e a rispettare i propri dipendenti. Il vero problema è che le associazioni oggi si sono dimenticate il loro ruolo di stimolo, di visione e di sintesi, limitandosi a portare i problemi al tavolo della politica e lasciando che sia quest’ultima a trovare le soluzioni. Ma questo modello non ha mai funzionato e continua a non funzionare.
Ma la politica in generale e l’ente di riferimento, il MIT, ascolta il settore e prende decisioni di conseguenza
È chiaro che se siamo in trenta a parlare la politica fa fatica a comprendere il messaggio. E non è solo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il nostro riferimento. Il nostro è un settore trasversale, che impatta su tutto. Sui temi del lavoro, della competitività, sulla formazione, sul rapporto con gli altri Paesi, sull’industria, sull’agricoltura, sull’ambiente. Sono tantissimi i Ministeri che dovrebbero essere direttamente coinvolti, ma il nostro settore, commettendo un grande errore, si è sempre accontentato di dialogare solo col Ministero dei Trasporti, chiedendo a quest’ultimo di interfacciarsi con gli altri. Siamo il settore dei settori, un supporto imprescindibile dell’economia del nostro Paese, ma ci siamo accontentati del nostro orticello.
Il gasolio, le autostrade, le accise, gli sconti, gli incentivi per comprare nuovi camion. Ma è giusto appoggiarsi ai contributi governativi e ai click day? Non sarebbe meglio far funzionare bene il settore, farsi pagare il giusto e non aver bisogno di aiuti da parte dello Stato?
Gli imprenditori non si rendono conto che tutti questi soldi che l’autotrasporto riceve sono poi riversati alla committenza e nelle tasche degli autotrasportatori non rimane un euro. L’autotrasporto è diventato un anticipatore di sconti o di soldi che riceve dallo Stato, che gira immediatamente ai clienti per recuperarli - a distanza di tempo - dai fondi statali. Lasciamo invece che tutti questi soldi lo Stato li dia direttamente al committente. Se noi vogliamo che domani mattina i camion siano tutti a bioenergia, ad HVO o elettrici, non è l’autotrasportatore che decide quale camion comprare, è il committente che lo richiede. E allora diamoli ai committenti questi soldi, e che paghino l’autotrasportatore il giusto. Noi siamo un settore che risponde a una domanda. Bisogna andare a influire sulla domanda.
Alessandro Peron, uno o due obiettivi che il settore trasporti e logistica dovrebbe raggiungere nei prossimi mesi?
Uno: dobbiamo assolutamente far comprendere alla committenza il ruolo che possiede di influenzare il settore e di farlo crescere in maniera virtuosa. Due: dobbiamo trovare il modo di disincentivare le aziende che non operano correttamente, devono essere messe all’angolo per lasciare spazio alle imprese sane. Tre: è importante che anche il mondo sindacale si rafforzi e che ci sia un’attenzione maggiore a tutela e garanzia dei lavoratori. Oggi sindacati, associazioni e Stato devono lavorare insieme per arrivare a questi risultati.