Negli ultimi mesi il dibattito europeo sulla riduzione delle emissioni di CO₂ nel settore dei trasporti ha conosciuto una svolta significativa. La Commissione europea, anche alla luce delle crescenti difficoltà industriali, infrastrutturali ed economiche emerse nel mercato, ha avviato un ripensamento dell’impianto originario del Green Deal applicato al Automotive e al trasporto professionale, superando l’approccio rigidamente fondato sull’elettrificazione come unica soluzione.
Il nuovo orientamento dell’Unione Europea, formalizzato nel cosiddetto “pacchetto automotive”, segna un passaggio rilevante: l’obiettivo per auto e veicoli leggeri al 2035 non è più l’azzeramento totale delle emissioni, ma una riduzione del 90% delle emissioni di CO₂, accompagnata da una maggiore apertura alla neutralità tecnologica (*). In questo quadro trovano spazio, accanto ai veicoli elettrici, anche carburanti sostenibili, soluzioni ibride e altre tecnologie in grado di contribuire concretamente alla decarbonizzazione.
Si tratta di un cambio di paradigma che risponde alle istanze avanzate da diversi Stati membri e da ampi settori dell’industria e del trasporto, preoccupati per l’impatto di obblighi tecnologici rigidi su competitività, costi operativi e continuità dei servizi. Il trasporto professionale, in particolare, presenta caratteristiche operative e industriali che rendono impraticabile una transizione forzata e non accompagnata da adeguate condizioni di mercato e infrastrutturali.
In questo contesto si colloca la posizione della FIAP – Federazione Italiana Autotrasportatori Professionali – che, in linea con il Governo italiano e con l’IRU - International Road Transport Union, ha da tempo sostenuto la necessità di un percorso di decarbonizzazione fondato sul realismo, sulla gradualità e sulla neutralità tecnologica (*). Pur senza ricorrere a dichiarazioni di carattere meramente politico, FIAP ha espresso in modo chiaro il proprio orientamento attraverso un’attività di advocacy concreta e mirata.
Un passaggio particolarmente significativo è stato il contributo di FIAP alla petizione europea contro l’introduzione di obblighi di acquisto di veicoli esclusivamente a zero emissioni (BEV) per il trasporto professionale. L’iniziativa ha posto l’attenzione sui limiti strutturali dell’attuale offerta tecnologica, sull’insufficienza delle infrastrutture di ricarica, sui costi elevati dei mezzi e sull’assenza di un quadro di incentivi stabile e armonizzato a livello europeo.
La petizione non ha messo in discussione l’obiettivo della riduzione delle emissioni, ma ha contestato l’imposizione di un’unica soluzione tecnologica, ribadendo che la sostenibilità ambientale deve procedere di pari passo con quella economica e sociale. Questo approccio è pienamente coerente con la linea sostenuta dall’Italia in sede europea e con le posizioni espresse dall’IRU, che ha più volte richiamato la necessità di politiche climatiche applicabili e compatibili con la realtà operativa del trasporto su strada.
Il ripensamento avviato dalla Commissione europea non può essere attribuito a un singolo fattore, ma è il risultato di un insieme di pressioni istituzionali, industriali e associative. In questo quadro, iniziative come la petizione sostenuta da IRU e FIAP ed altre associazioni in tutta Europa, hanno certamente contribuito a rafforzare una consapevolezza diffusa sull’esigenza di correggere la rotta e di adottare un approccio più pragmatico e inclusivo.
Il nuovo percorso europeo apre ora una fase altrettanto delicata. Il confronto proseguirà in sede di Parlamento e Consiglio UE, dove saranno definiti i dettagli attuativi delle nuove regole su CO₂, flotte aziendali, incentivi e tecnologie ammesse. Permane quindi una “preoccupazione” logica e necessaria sull’argomento, come peraltro esternata da IRU nella sua nota su quanto deciso in sede europea nelle scorse ora (vedi nota IRU - Concerns remain as EU moves ahead on greening fleets and CO₂ standards del 17 dicembre 2025) . FIAP continuerà, quindi, a presidiare con attenzione questo scenario, portando la voce delle imprese di autotrasporto e ribadendo la necessità di misure che accompagnino davvero la transizione, senza penalizzare un settore essenziale per l’economia e la mobilità del continente.
L’impegno della Federazione resterà focalizzato su un obiettivo chiaro: contribuire a una riduzione efficace delle emissioni, garantendo al tempo stesso sostenibilità economica, neutralità tecnologica e condizioni operative realistiche per il trasporto professionale italiano ed europeo.
(*) Nota: nel dibattito europeo sulla transizione energetica è opportuno distinguere tra “pluralità tecnologica” e “neutralità tecnologica”, concetti spesso utilizzati come sinonimi ma riferiti a piani diversi. La pluralità tecnologica riguarda il mercato e le soluzioni operative disponibili (veicoli elettrici, ibridi, carburanti sostenibili, e‑fuel, ecc.), che possono coesistere e contribuire alla riduzione delle emissioni in funzione delle diverse esigenze operative. La neutralità tecnologica, invece, è un principio regolatorio: il legislatore definisce gli obiettivi ambientali – come la riduzione della CO₂ – senza imporre una tecnologia specifica, lasciando a imprese e mercato il compito di individuare le soluzioni più efficaci e sostenibili. La recente evoluzione del quadro UE va letta come un parziale ritorno a questo principio.
*** - ***
a cura di Piero Savazzi - Coord.re rapporti con l’Europa & Area Tecnica e normativa