Parlamento europeo e Consiglio hanno raggiunto, qualche settimana fa, un accordo politico sulla revisione della Legge europea sul clima, introducendo un nuovo obiettivo intermedio vincolante: riduzione del 90% delle emissioni nette di gas serra entro il 2040, rispetto ai livelli del 1990. Un passaggio rilevante nella traiettoria verso la neutralità climatica al 2050, che rafforza il quadro strategico dell’Unione per il prossimo quindicennio.
L’intesa, della quale aveva dato notizia, per le vie brevi, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin nel corso del suo intervento al convegno organizzato da FIAP di ECOMONDO 2025, dovrà essere formalmente approvata dal Parlamento e successivamente dal Consiglio, e presenta diversi elementi di interesse per i settori trasporto, logistica e industria, chiamati nei prossimi anni a confrontarsi con un contesto regolatorio sempre più impegnativo. Giusto, quindi, rinnovare l’attenzione delle imprese con una nota specifica sull’argomento, fornendo opportuni particolari.
ETS2: avvio rinviato di un anno al 2028
La decisione maggiormente di rilievo riguarda lo slittamento dell’ETS2, il sistema di scambio delle emissioni che includerà i combustibili utilizzati negli edifici e nel trasporto stradale. L’avvio del nuovo schema, inizialmente previsto al 2027, è stato posticipato al 1° gennaio 2028, accogliendo le richieste di numerosi Stati membri e del Parlamento di disporre di un periodo più ampio per gestire l’impatto economico su famiglie e imprese.
Il rinvio riconosce le difficoltà legate al contesto energetico europeo, alla lenta diffusione delle tecnologie alternative e all’esigenza di evitare un incremento eccessivo dei costi dei carburanti in una fase ancora complessa per la competitività delle imprese di autotrasporto. Tuttavia, il percorso verso l’applicazione dell’ETS2 non cambia: l’imposizione di un prezzo del carbonio sui combustibili stradali resta una leva centrale della politica climatica europea.
Maggiore flessibilità per raggiungere il target 2040
L’accordo introduce un pacchetto di flessibilità aggiuntive per rendere più gestibile la traiettoria verso il –90% al 2040, soprattutto nei settori in cui la decarbonizzazione completa è tecnicamente complessa o ancora troppo costosa.
- Utilizzo di crediti di carbonio internazionali (fino al 5%)
Il testo concordato permette, a partire dal 2036, di utilizzare crediti di carbonio internazionali di alta qualità fino a un massimo del 5% delle emissioni dell’UE registrate nel 1990.
In pratica, l’UE potrà compensare una parte delle proprie emissioni finanziando progetti certificati all’estero — come riforestazione, tutela delle foreste, iniziative per energie rinnovabili o efficienza energetica nei Paesi in via di sviluppo — purché rispettino standard molto rigorosi.
La novità più rilevante è l’aumento della soglia rispetto alla proposta iniziale della Commissione (circa il 2%). L’incremento offre agli Stati membri un margine aggiuntivo per gestire settori difficili da decarbonizzare senza compromettere nell’immediato la competitività industriale.
- Maggiore ricorso ai “carbon removals permanenti”
L’accordo amplia anche l’utilizzo delle rimozioni permanenti di carbonio, ossia tecnologie o sistemi naturali in grado non solo di evitare emissioni, ma di rimuovere CO₂ dall’atmosfera in modo stabile e duraturo.
Tra queste rientrano:
- tecnologie di cattura diretta dell’aria (Direct Air Capture and Storage – DACCS),
- cattura e stoccaggio del carbonio da biomassa (BECCS),
- stoccaggio geologico permanente della CO₂.
Queste soluzioni diventano essenziali per compensare le emissioni residue dei settori cosiddetti hard-to-abate — trasporto pesante a lunga percorrenza, industria siderurgica, chimica e cementifici — che anche al 2040 non potranno raggiungere emissioni zero.
- Flessibilità inter-settoriale e bilanciamento dei contributi
L’accordo introduce inoltre una maggiore flessibilità inter-settoriale, consentendo un uso più integrato degli strumenti climatici europei. In sostanza, gli Stati membri potranno:
- bilanciare i contributi dei diversi settori economici (energia, trasporti, industria, agricoltura),
- compensare eventuali carenze di riduzione in un comparto con risultati migliori ottenuti in un altro,
- combinare in modo più efficiente ETS, misure non-ETS, crediti internazionali e removals.
L’obiettivo è evitare rigidità che avrebbero potuto generare costi sproporzionati per alcuni comparti — come il trasporto stradale — senza apportare benefici ambientali tangibili.
Monitoraggio biennale e possibili adeguamenti
La Commissione europea sarà tenuta a presentare una valutazione ogni due anni, con particolare attenzione a:
- avanzamento verso l’obiettivo del –90% al 2040;
- competitività industriale dell’UE;
- andamento dei prezzi dell’energia;
- livello delle rimozioni nette.
Sulla base delle analisi, Bruxelles potrà proporre una revisione dell’obiettivo o misure aggiuntive per rafforzare l’attuazione delle politiche climatiche nel periodo post-2030.
Implicazioni per il settore trasporti e logistica
Per il trasporto stradale, la decisione di rinviare l’ETS2 offre 12 mesi di respiro, ma non riduce la portata dei cambiamenti attesi. Il 2028 rischia infatti di coincidere con altre scadenze rilevanti: implementazione della tariffazione CO₂ nei pedaggi secondo la direttiva Eurovignette, le possibili nuove regole su pesi e dimensioni, standard emissivi per veicoli pesanti e ulteriori misure del Green Deal applicate alle flotte aziendali.
Sarà quindi fondamentale valutare in maniera sistemica l’effetto combinato di questi interventi, per evitare distorsioni e garantire alle imprese di autotrasporto un percorso di adattamento sostenibile sia sul piano economico sia su quello operativo.
Prossimi passi
Il Parlamento europeo ha già votato in Assemblea plenaria il 13 novembre 2025 la sua posizione negoziale sulla modifica della legge europea sul clima, inclusa la richiesta di fissare il target di riduzione delle emissioni al 90% entro il 2040.
Dopo quel voto, Consiglio e Parlamento hanno raggiunto un accordo provvisorio durante il trilogo svoltosi il 9–10 dicembre 2025.
L’accordo raggiunto in trilogo dovrà ora essere:
- approvato dal Parlamento europeo in seduta plenaria. Non si conosce ancora la data ma presumibilmente si terrà nelle prime settimane del 2026. La revisione della legge climatica è, infatti, un dossier prioritario, e le agende plenarie dell’inizio del 2026 (gennaio–febbraio) sono quelle nelle quali è più probabile che arrivi per voto finale.
- adottato formalmente dal Consiglio;
- pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’UE, entrando in vigore dopo 20 giorni.
La revisione della Legge europea sul clima rappresenta un tassello fondamentale nella definizione del quadro politico al 2040.
Per il settore dei trasporti e della logistica, sarà essenziale continuare a monitorare l’evoluzione dei dossier collegati — ETS2, Eurovignette, CO₂ HDV, pesi e dimensioni, Greening Corporate Fleets — e valutare tempestivamente gli impatti sulle imprese che compongono il tessuto italiano dell’autotrasporto.
Nota a cura di Piero Savazzi - Coord.re rapporti con l’Europa & Area Tecnica e normativa