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«Siamo tutti parte della stessa filiera»

A One Day Truck & Logistics 2026 l'appello del Segretario Generale FIAP Alessandro Peron a superare la divisione del settore: fiducia, patriottismo e coraggio per fare lobby vera in Europa.

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ODTL BOLOGNA 6

Bologna, 30 settembre 2026. «La divisione tra di noi è vecchia e superata: siamo tutti parte della stessa filiera, e solo ragionando come filiera potremo fare lobby vera.» È il passaggio con cui Alessandro Peron, Segretario Generale di FIAP, ha chiuso la dodicesima edizione di One Day Truck & Logistics, l'evento annuale promosso dalla Federazione Italiana Autotrasportatori Professionali, in collaborazione con la rivista Parts Truck, che riunisce imprenditori, esperti e rappresentanti istituzionali sui temi della mobilità delle merci, della logistica e della transizione del settore. Una giornata intensa, partecipata da oltre 450 operatori.

Ad aprire i lavori, la mattina, lo stesso Peron aveva scelto il registro della storia e dell'identità nazionale. Tre parole come bussola: fiducia, patriottismo, coraggio.

Peron ha ripercorso le grandi stagioni in cui l'Italia ha saputo rialzarsi — dal Rinascimento al Risorgimento, dalla ricostruzione del dopoguerra al miracolo economico — per ricordare che in ogni momento difficile ciò che ha fatto la differenza non erano le risorse, ma la capacità di credere nel proprio potenziale: fiducia nei propri fornitori, nei propri clienti e nei propri collaboratori, patriottismo come responsabilità collettiva e non come chiusura, coraggio di innovare e soprattutto coraggio di fare impresa.

Da qui il monito: la tentazione di dare la colpa agli altri — alle istituzioni, alle norme europee, alla concorrenza sleale — è comprensibile, ma sterile. I momenti in cui l'Italia ha fatto la storia non sono stati quelli in cui si è divisa sulle colpe, bensì quelli in cui ha trovato il coraggio di fare sistema.

Il contributo del Viceministro delle Imprese e del Made in Italy, On. Valentino Valentini, ha ricordato i dati fondamentali di un comparto spesso sottovalutato nel dibattito pubblico: oltre 900.000 veicoli in flotta conto terzi, quasi un milione di lavoratori, la posizione di terzo polo logistico europeo dopo Germania e Francia, con una quota vicina al 10% del mercato continentale. I primi mesi del 2026 segnano un +4% nelle immatricolazioni di veicoli industriali, segnale positivo in un contesto ancora incerto, ma resta aperta una criticità strutturale: l'età media della flotta circolante supera i 14 anni. Il MIMIT ha ribadito l'impegno del Governo ad accelerare il rinnovo del parco, a sostenere gli investimenti nella componentistica e ad accompagnare le imprese italiane sui mercati internazionali.

Hanno fatto pervenire il proprio sostegno anche il Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, On. Edoardo Rixi— che ha definito l'autotrasporto e la logistica «un'infrastruttura essenziale per il Paese» e posto la sfida di coniugare la transizione energetica con la tenuta economica delle aziende — e il Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, On. Gilberto Pichetto Fratin, che ha confermato l'impegno del Governo su «una pluralità di soluzioni e percorsi differenziati», dai biocarburanti all'idrogeno fino all’elettrificazione. 

Irene Priolo, Assessora della Regione Emilia-Romagna, ha portato il saluto delle istituzioni territoriali con un richiamo al valore dell'intermodalità come pezzo del trasporto e non come contrapposizione: non modalità che si escludono a vicenda, ma un unico sistema in cui ciascuna ha la propria funzione.

Di particolare rilievo l'analisi del Prof. Lucio Poma di Nomisma. Partendo dalla crisi energetica post-Ucraina e dalla competizione sulle materie prime critiche per la transizione, il ragionamento è arrivato a un punto centrale: la vera forza competitiva dell'Italia non è nella grande fabbrica, ma nella filiera come sistema di conoscenza.

«Non abbiamo un solo Leonardo da Vinci, una sola Ferrari: sono centinaia di piccole e medie imprese che sono dei gioielli.» Sono quelle che fanno le sospensioni, saldano i telai, producono componenti unici per Ferrari, Maserati, Pagani: non semplici subfornitori, ma depositarie di un sapere che non si compra e non si ricrea altrove. Quando Ducati inventò la Monster, c'era una sola impresa al mondo in grado di saldare quel telaio; Brembo è leader mondiale dei freni perché quella competenza si è accumulata lì. Ducati e Lamborghini sono rimaste in Italia anche dopo l'acquisizione da parte di Audi: si può comprare l'azienda, non il territorio che la rende possibile.

Ed è qui che il ragionamento arriva all'autotrasporto. Se la produzione italiana non sta dentro una gigafabbrica ma è distribuita su migliaia di imprese e su un intero territorio, qualcuno deve tenere insieme quelle molecole: e quel qualcuno è il trasporto. «Questa bottiglia la devo portare in Norvegia, con la plastica dell'etichetta: sei in grado di portarmela?» La domanda che il cliente pone al trasportatore non riguarda uno spostamento, riguarda la possibilità stessa che quel prodotto esista su quel mercato. Da cui la conclusione, netta: la logistica non è un costo, è un pezzo fondamentale della produzione.

«La logistica non è un costo, è un pezzo fondamentale della produzione» Prof. Lucio Poma, Responsabile scientifico dell'area Industria ed Europa NOMISMA

Si è parlato anche di Europa, con Piero Savazzi, Coordinatore dei rapporti con l'Europa e area tecnica normativa di FIAP, che ha stimolato una riflessione sul dialogo tra il settore italiano e le istituzioni di Bruxelles: il trasporto trasforma in esperienza quotidiana la promessa di un'Europa connessa, ma le imprese italiane devono imparare a far sentire la propria voce in modo più coordinato e continuativo, anche attraverso le organizzazioni europee di settore.

Le tavole rotonde hanno approfondito i temi della trasformazione digitale e della sostenibilità: il truck come piattaforma di dati, la manutenzione predittiva come strumento competitivo, il bilancio ESG come leva di posizionamento sul mercato.

La sessione conclusiva ha messo attorno allo stesso tavolo FIAP, ANFIA, UNRAE, FEDERAUTO e l'Osservatorio TCR, in un confronto franco che è partito dalla regolazione ELV sui veicoli a fine vita per arrivare alle politiche di filiera.

Dal tavolo è emerso con chiarezza un punto critico: il settore si è svegliato tardi sulla dimensione europea. Il cambiamento più significativo — e più insidioso — degli ultimi anni è stato il passaggio progressivo dalle direttive ai regolamenti, che si applicano direttamente senza recepimento nazionale. Le norme sulle emissioni di CO2 vengono scritte tenendo conto di interessi specifici e posizioni geopolitiche che non sempre coincidono con quelle italiane. La risposta non può essere settoriale: serve un fronte largo, che coinvolga tutta la filiera, costruendo massa critica nelle sedi dove si decide davvero.

Roberto Scarpa, Presidente di FIAP, ha scelto un registro di franchezza. Ha ricordato che il settore conta 90.000 imprese di autotrasporto, ma che una parte significativa di esse non opera in piena regola fiscale, e questo indebolisce la credibilità collettiva nelle sedi istituzionali. E che le associazioni di categoria, nel corso degli anni, hanno talvolta inseguito interessi particolari anziché quelli genuini dell'intera categoria. Il punto di partenza per qualsiasi risultato concreto, nazionale o europeo, è uno solo: ricostruire la fiducia degli imprenditori nelle loro associazioni, e la fiducia reciproca tra le diverse anime del settore.

«Siamo tutti parte della stessa filiera» Alessandro Peron, Segretario Generale FIAP

 
A chiudere i lavori è stato ancora Alessandro Peron, che ha riannodato i fili della giornata ripartendo dalle tre parole dell'apertura, stavolta applicate al concreto. Fiducia non come sentimento astratto, ma come pratica: tra noi, nel nostro lavoro, nel rapporto tra fornitore e cliente, tra associazione e imprenditore. Patriottismo come responsabilità verso il sistema Paese, non solo verso il proprio capannone. Coraggio di fare impresa, di fare lobby vera, di partecipare alla vita associativa con convinzione. Dieci associazioni che portano ai parlamentari dieci messaggi diversi su questioni sostanzialmente identiche rendono impossibile qualsiasi azione di rappresentanza efficace. La divisione — concessionari da una parte, autotrasportatori dall'altra, costruttori dall'altra ancora, e così via — è vecchia e superata: siamo tutti parte della stessa filiera, e solo ragionando come filiera potremo fare lobby vera. Il futuro del settore, ha concluso Peron, non si costruisce con la gara dei posizionamenti, ma facendo più sistema.

Da Bologna, dunque, una richiesta precisa: FIAP chiede di fare sistema, per influire correttamente nella politica nazionale ed europea.


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