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Impariamo da loro

Elettricisti e idraulici conoscono bene il valore del loro lavoro, gli autotrasportatori no: per questo molte imprese faticano a sopravvivere. Le cause sono diverse, ma una cosa è certa: il cambiamento è necessario.

VieTrasporti Alessandro Peron v6

articolo a cura di Alessandro Peron, Segretario Generale FIAP per Vie & Trasporti - Gennaio 2026

Chiunque abbia fatto ricorso a un elettricista o a un idraulico negli ultimi anni avrà notato come diritto di chiamata, costi orari e modalità di intervento siano sorprendentemente simili. Non si tratta di un cartello, né di tariffe imposte. È il risultato di un lavoro lungo decenni svolto dalle loro associazioni di categoria, che hanno investito sulla formazione economica degli imprenditori, insegnando loro a conoscere il proprio costo reale di impresa.

Attraverso corsi, simulazioni e attività di assistenza, questi artigiani hanno compreso come distinguere tra ore lavorate e ore realmente fatturabili, come considerare i tempi improduttivi, i costi fissi e la marginalità minima necessaria alla sopravvivenza della loro impresa. Non è mai stato detto “quanto bisogna farsi pagare”, né è stato chiesto allo Stato di fissare costi minimi, ma è stato chiarito un principio fondamentale: sotto certi livelli non si è competitivi, si è destinati a uscire dal mercato. Questa consapevolezza diffusa ha progressivamente creato un mercato più equilibrato, dove il prezzo non nasce da accordi, ma dalla necessità di essere economicamente sostenibili.

Se spostiamo lo sguardo sull’autotrasporto e sulla logistica, il confronto diventa inevitabile. Il paragone non riguarda il modello tariffario – profondamente diverso tra un servizio a “chiamata” e un servizio a “rete” – ma il lavoro culturale svolto dalle rispettive associazioni. In un caso si è costruita consapevolezza economica; nell’altro questo passaggio non è mai stato affrontato fino in fondo. Le ragioni non sono casuali, ma strutturali e, in molti casi, consapevoli.

Problemi di rappresentanza

Nel tempo, molte associazioni di categoria sono state condizionate, o direttamente controllate, da confederazioni più ampie che rappresentavano – e rappresentano tuttora – anche la committenza, piccola o grande. Committenza il cui obiettivo principale è sempre stato uno solo: la compressione dei costi. In questo contesto, educare l’impresa di autotrasporto a conoscere e difendere il proprio costo reale avrebbe significato entrare in conflitto con interessi interni allo stesso sistema di rappresentanza.

Invece di costruire una cultura economica solida, si è scelta un’altra strada: spostare il problema sullo Stato. Ogni volta che il sistema entrava in crisi, non si spiegava che taluni trasporti non dovevano essere accettati a quelle condizioni, ma si chiedevano contributi, ristori, bonus o sconti fiscali. Lo Stato, spesso per timore di blocchi o di forti contrapposizioni sociali, ha risposto con provvedimenti a pioggia che hanno consentito la sopravvivenza di molte imprese, senza però affrontare il nodo centrale.

Il risultato è stato un mercato drogato, nel quale sono stati mantenuti in vita modelli imprenditoriali fragili, incapaci di reggersi senza aiuti esterni. Non si è creata cultura, si è gestita l’emergenza. E l’emergenza, nel trasporto, è diventata strutturale.

A questo si è aggiunta una cultura diffusa del “meglio lavorare che fermarsi”, che ha normalizzato il dumping e reso socialmente accettabile lavorare sotto costo. Una logica che ha impoverito le imprese, abbassato la qualità media del servizio e aumentato il rischio per l’intera filiera.

Oggi, però, lo scenario sta cambiando. ETS, aumento dei costi energetici, carenza di autisti, requisiti ESG e anche le indagini avviate da alcune procure stanno rendendo evidente una verità semplice: un fornitore che lavora sotto costo non è conveniente, è un rischio. Per la prima volta, forse, anche la committenza ha interesse a un mercato sano.

La lezione delle associazioni di elettricisti e idraulici è, quindi, più attuale che mai. Non si tratta di fissare prezzi, ma di ricostruire una cultura del costo. Senza questo passaggio continueremo a sostenere imprese solo sulla carta. È per questo che, come Fiap, stiamo lavorando sulla cultura d’impresa, cercando di curare non solo i sintomi, ma le cause profonde dei problemi dell’autotrasporto.

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