Con decreto 24 aprile 2014, n. 126, in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il Ministero dell’Ambiente è intervenuto sulla disciplina del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti – SISTRI, in virtù della delega conferitagli con la legge 125/2013, per apportare alcune significative modifiche alle disposizioni in materia, la più eclatante delle quali riguarda la non assoggettabilità al sistema di tracciabilità Sistri dei produttori di rifiuti pericolosi che occupano fino a 10 addetti. (Per maggiori approfondimenti si rimanda alla Circolare n. 152)
Finalmente per legge si è andati a definire chi può far parte delle cosiddette ecomafie e chi no: se hai meno di dieci addetti non se ne fa nulla, sei fuori! Un po’ come se con un Decreto ministeriale si stabilisse che solo quelli alti e biondi possono rapinare le banche e i bassi e mori tagliar gole.
Il bello della vicenda, però, è che non ci sfiora nemmeno che una simile idea possa essere quantomeno balzana.
Nel giro di un paio d’anni o giù di lì, si è passati dall’obbligo di iscrizione al Sistri per il dentista che smaltiva qualche dente bacato, all’impresa che produce acido cianidrico in quantità industriali. Naturalmente sempre che occupi più di dieci dipendenti!
Nel mezzo ci sta tutta la sciatteria e l’approssimazione (se c’è anche altro ce lo dirà, forse, la magistratura) di una classe politica incapace di produrre norme serie ed applicabili. Ma ci sta anche il sig. Daniele Giovannini Vice-Presidente nazionale della Cna Fita che, allegro come un fringuello a primavera, qualche giorno fa ha annunciato “Urbi et Orbi” la magnifica novella. Peccato che le imprese che trasportano rifiuti pericolosi non rientrino fra quelle esenti. Anzi per loro la vita si complica ulteriormente in quanto se trasportano rifiuti pericolosi dovranno dotarsi di un doppio regime di registrazione. Ma questo non diciamoglielo, non vorremmo rovinargli il buon umore.