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Decreto Flussi – Opportunità vera o .... azzardo ?

Le osservazioni, le perplessità e...idee emerse da un esame più puntuale del provvedimento

| Pubblicato in News
silvio faggi v3

Il DPCM  7 luglio 2020 pubblicato sulla G.U. del 12 ottobre 2020  “…concernente  la programmazione  transitoria dei flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari nel territorio dello Stato per l’anno 2020”  presenta, come segnalato da più di un osservatore, una interessante novità riguardo la quota parte di lavoratori extra comunitari riservata, fra l’altro, alla attività di conducente  di veicoli industriali. Un quinto  dei nuovi ingressi (6.000 su di un totale di 30.850 previsti) è previsto che vengano ammessi in Italia per motivi di  lavoro subordinato non stagionale dei settori dell’autotrasporto merci per conto terzi, dell’edilizia e turistico alberghiero.

Una novità che, a nostro avviso, ha richiesto e meritato una più approfondita analisi alla luce delle norme che regolamentano la professione di “Autista” e, quelle ancora più stringenti, del Codice della Strada e delle norme ad esso complementari. Non è un caso, infatti, che di questa “opportunità” si stia ampiamente scrivendo sulla stampa specializzata e parlando nelle trasmissioni radiofoniche che si occupano di trasporto su strada, con opinioni non sempre concordi e chiare degli stessi addetti ai lavori.

Da parte di alcuni conducenti, ad esempio, si sono levate voci critiche in quanto ci sarebbe il timore di un ulteriore peggioramento delle loro condizioni di lavoro; su questo la posizione di FIAP è chiara e indiscutibile: l’eventuale utilizzo di queste nuove risorse non può e non deve generare fenomeni di dumping sociale rispetto ai quali ci opporremo in ogni modo.

Vediamo in dettaglio quali sono le criticità contenute nel DPCM per quanto riguarda lo specifico settore dell’autotrasporto.

Innanzitutto, occorre approfondire il funzionamento del meccanismo di “reclutamento” del personale attraverso il decreto flussi; è l’azienda che fa richiesta della persona che intende assumere secondo le modalità previste dalla normativa vigente. In sostanza il lavoratore arriva in Italia con un contratto di lavoro già stipulato e questo è il primo vero scoglio da superare per la maggior parte delle aziende di trasporto potenzialmente interessate. I lavoratori individuati,  poi, devono essere in possesso di una patente di guida equipollente alla categoria CE e convertibile in Italia sulla base  dei vigenti accordi di reciprocità il che restringe la platea di Paesi  di origine dei lavoratori a: Algeria, Marocco, Moldova, Repubblica di Macedonia del nord, Sri Lanka, Tunisia, Ucraina.

Terzo problema, e non per importanza, riguarda il possesso della Carta di Qualificazione del Conducente - CQC. Trattandosi di lavoratori extra comunitari, infatti,  non hanno l’obbligo di possedere la CQC per esercitare l’attività di conducente nel loro Paese d’origine in quanto la stessa è stata introdotta da una norma comunitaria e pertanto valevole solo in ambito UE e SEE (Spazio Economico Europeo). Stesso discorso vale per il Certificato di Formazione Professionale che abilita al trasporto delle merci pericolose o all’abilitazione al trasporto di animali vivi, alla corretta applicazione delle norme HACCP per il trasporto di alimenti e via elencando.

Vi sono poi altri aspetti che andrebbero analizzati a fondo come, giusto per fare qualche esempio, la questione della conoscenza della lingua italiana, del Codice della strada e delle norme complementari, le norme sui documenti accompagnatori delle merci, le norme sulla sicurezza stradale e sociale.

Appare, francamente, piuttosto improbabile che un conducente extra comunitario che abbia già acquisito tutte queste competenze in Italia o in un altro paese comunitario abbia la necessità di ricorrere al decreto flussi per trovare occupazione nel nostro Paese. Molto più verosimilmente le difficoltà cui andranno incontro sia i potenziali conducenti sia le imprese che vorrebbero assumerli, scoraggeranno il ricorso a questo strumento se non per quote minimali. Per ovviare, almeno in parte, al rischio di fallimento della norma si potrebbe, a nostro avviso, prevedere un robusto finanziamento pubblico per un piano formativo specifico dedicato a queste figure professionali; cosa di cui, stante le difficoltà, non possono certo farsi carico le imprese. Ciò detto va sicuramente apprezzata l’attenzione che il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri ha riservato al nostro settore tutt’altro che scontata.

Proprio per la sensibilità mostrata al tema della carenza di autisti ci spinge a riproporre un nostro progetto rivolto non tanto a coloro che arriveranno nel nostro Paese grazie al decreto flussi ma a coloro che già risiedono qua grazie ad una protezione umanitaria, vale a dire quei migranti in possesso di un regolare permesso di soggiorno ai quali è stato riconosciuto lo status di rifugiato ma rispetto ai quali, poi, ben poco o nulla è stato fatto per consentire loro di integrarsi realmente nella realtà sociale ed economica del nostro Paese.

C’è una forza lavoro enorme spesso costretta a ciondolare da “mane a sera” con scarse opportunità di impiego, sovente vittima dello sfruttamento di caporali senza scrupoli quando non addirittura della malavita che ha gioco facile nell’offrire loro delle opportunità di guadagno facile. Su questa forza lavoro giovane e spesso anche motivata varrebbe la pena, a nostro modesto parere, investire risorse pubbliche per un progetto di ampio respiro finalizzato a creare una nuova classe di conducenti opportunamente formati e in grado di risolvere, almeno in parte, la cronica carenza di queste figure professionali che le aziende denunciano oltre che offrire una concreta occasione di integrazione a queste persone. Ovviamente ben vengano giovani italiani disposti ad imparare il mestiere anche se va detto che gli esperimenti fatti anche recentemente dall’Albo nazionale, purtroppo dimostrano uno scarso, molto scarso, gradimento da parte dei nostri connazionali i quali evidentemente non trovano particolarmente attrattivo il mestiere del conducente.

Noi ci siamo e come noi anche tante imprese che soprattutto negli ultimi tempi ci sollecitano a trovare risposte concrete a quello che sta diventando per loro una vera e propria emergenza.

Non ci mancano né gli strumenti né le professionalità per affrontare una sfida del genere e anche su come reperire le risorse finanziarie necessarie per avviare un progetto di questa portata qualche idea su cui aprire un confronto a partire dal Ministro dei Trasporti a dire il vero ce l’avremmo.

Silvio Faggi – Segretario Nazionale FIAP

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