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Sul cabotaggio irregolare poche idee e ben confuse.

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controlli su strada Che il problema del cabotaggio praticato dai vettori esteri stia creando non pochi problemi alle aziende italiane non è certamente una novità, così come non è una novità che tante aziende italiane abbiano pensato di aggirare le norme andando ad insediarsi in Paesi compiacenti, salvo poi tornare in patria a fare bellamente i loro comodi. Pensare di intervenire in maniera efficace su questi fenomeni con qualche possibilità di successo attraverso regolamenti e decreti, rischia solo di essere un palliativo pericoloso e fortemente negativo per quelle imprese italiane strutturate (non molte purtroppo) che hanno scelto di non decentrare, che pagano regolarmente i propri dipendenti e che continuano, nonostante tutto, a fare trasporti internazionali e cabotaggio “regolare” in altri Paesi della UE. Proporre, come è stato fatto anche recentemente dalla Presidente di Cna Fita, l’attivazione della clausola di salvaguardia prevista dal regolamento UE sul cabotaggio, con una certa leggerezza, rischia di trasformarsi in un boomerang proprio per quelle imprese che, anche grazie alla possibilità di effettuare del cabotaggio regolare, continuano a vivere. Oppure c’è chi pensa che queste non abbiano diritto di tutela? Altra considerazione: se anche si ottenesse la sospensione del cabotaggio per sei mesi, come pensiamo di dare attuazione alla norma? Rimettendo le sbarre ai confini come suggerisce qualche genio dell’ultima ora?  Ovvio che no. Per far funzionare una eventuale norma, che impedisca (peraltro per un periodo limitato di tempo) di fare cabotaggio nel nostro paese con qualche risultato apprezzabile, dovremmo probabilmente far pattugliare le strade all’esercito. E’ una strada verosimilmente percorribile? Oppure ancora una volta si sparge fumo al solo scopo di finire sui giornali? La Fiap una proposta l’ha avanzata già da tempo. Non prevede di dover terremotare l’intero sistema delle relazioni di traffico a livello comunitario e comporterebbe solo una piccola modifica all’art. 46 bis della legge 298/74. Una cosa che, se ci fosse la volontà politica, si potrebbe fare in quindici giorni. In  estrema sintesi proponiamo che, qualora dalla attività di controllo delle forze dell’ordine preposte (controlli che sono sicuramente da potenziare) si dovesse accertare che il vettore estero sta effettuando un trasporto di cabotaggio irregolare, la pattuglia dovrà provvedere a confiscare sia il veicolo che la merce.  L’effetto deterrenza sarebbe garantito soprattutto nei confronti dei tanti, troppi furbacchioni di italiani (magari con qualche fallimento già collezionato in patria) che hanno delocalizzato la propria attività solo a fini elusivi. Se, come appare evidente, qualunque proposta per trovare pratica attuazione deve passare attraverso un sistematico controllo di coloro che circolano sulla strada, a noi pare molto più semplice, efficace e meglio gestibile la nostra proposta perché va a colpire sia il vettore che materialmente svolge attività abusiva, sia il committente italiano che gli ha incautamente affidato la merce. E a  proposito dei committenti, si può infine ipotizzare che, a fronte del rischio di subire la confisca della merce, saranno indotti a chiedere al vettore comunitario che si propone low-cost, tante e tali coperture assicurative che già queste, faranno selezione sul mercato e, probabilmente, non solo fra gli abusivi
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